L'EREDITA' DELLA ZIA MAGDA

Commedia Atto Unico

PERSONAGGI

Olindo

Miele

Zia Magda


SCENA PRIMA

Un salone molto polveroso, colori caldi, ma sbiaditi, sembra una casa d’appuntamenti decaduta: divano di velluto rosso circolare, e divanetti, abat-jour liberty, credenza, tavolinetto, tappeti e soprammobili. Tutto sa di vecchio. Al­l’inizio, Miele e Olindo stanno seduti sul divano. Due grosse valigie poggiate da una parte.

MIELE    …ma, esattamente, che cosa c’è scritto nella tua lettera?

OLINDO    te l’ho detto: né più né meno di quello che sta scritto nella tua… invece, dimmi un po’, la conosci tu questa zia Magda?

MIELE    Mai vista prima, e tu?

OLINDO    Mai sentita nominare! Né vista, né conosciuta! Anzi, guarda, ti posso dire la verità… non solo non sapevo dell’esistenza di zia Magda, io non sapevo manco d’avere un cugino…

 MIELE    se è per questo neanch’io…

OLINDO    Alla fin fine mi fa pure piacere…

MIELE    Anche a me. Io non ho più nessuno… solo una sorellastra, che vive in America… sì m’ha mandato una palla da baseball per i miei tredic’an­ni, e da allora non ho più saputo niente di lei…

OLINDO    Be’, tante volte i parenti è meglio non averli… Io pure, vengo da una famiglia povera, mia madre e mio padre facevano i contadini… sono morti dieci anni fa, uno dopo l’altro, erano così attaccati… invece, ora, c’ho mio nonno… novant’anni, pare un ragazzino, chi l’ammazza… non capisce più niente, ma è buono… parla solo della guerra, delle bombe… e sì perché lui era fascista… è stato in Abissinia, in Albania… se l’è fatte tutte le guerre… era colonnello di fanteria…

MIELE    Io non so quale ceppo abbiamo in comune, ma anch’io avevo un nonno fascista… il mio non era affatto buono però… ha combattuto per la repubblica di Salò…

OLINDO    E va be’ che male c’è, erano tutti fascisti allora…

MIELE    Sì, ma lui ha consegnato duecento ebrei ai tedeschi…

 Silenzio.

OLINDO   ma quanti anni avrà?

MIELE    chi?

OLINDO    Zia Magda, chi sennó! A giudicare dalla mobilia…

MIELE    Be’ non dovrebbe essere poi tanto vecchia…

OLINDO    sui sessanta, sessantacinque?

MIELE    Direi di sì… ma non s’è mai sposata?

 OLINDO     E no, sennó a noi che ci chiamava a fare, c’avrebbe i figli, no?…

MIELE    e se fossero morti?

OLINDO    … ma quale morti! Ma l’hai guardata bene questa stanza?

MIELE    E’ una bella stanza, così vissuta… (si alza e indica con la mano) ai suoi tempi dev’essere stato un gran salotto… ce li vedo qui quei signori in giacca a righe con le loro tabacchiere d’argento e le dame liberty, vestite di nero con gli occhi cadenti e lo sguardo languido… me le immagino, qui, sedute su questo divanetto di velluto, con i loro bocchini lunghi lunghi… sì che chiacchierano  in una nuvola di fumo e ogni tanto agitano la mano e sorridono…

OLINDO    Ma quali signore! Questa qui sembra la sala d’aspetto d’un bordello! Ma ti sei guardato intorno…

MIELE     Ma no! Che cosa dici? E’ tutto così… antico …

OLINDO    E be’ la zia Magda adesso c’avrà i suoi annetti… questa è roba di quand’era giovane…

MIELE    Vuoi dire che zia Magda da giovane faceva la…

OLINDO    Ma sì, diciamolo, la lucciola, la sciantosa, la cocotte…

MIELE    La zia Magda era una prostituta?

OLINDO    Prostituta? Prostituta, che brutta parola!… Ma sì il concetto è quello, stai a sentire, così si spiega tutto…

MIELE    Tutto che?

OLINDO    Che non la conosciamo, che nessuno ci ha parlato di lei… di una puttana non si parla… se uno c’ha la sventura di avere una di quelle in famiglia, è chiaro che lo tiene nascosto… ti pare che a un ragazzino di dieci anni gli vai a dire: guarda Olindo tu c’hai una zia che fa la puttana, sei con­tento? Eh?

MIELE    Come hai detto che ti chiami?

OLINDO    Olindo, perché non ti piace?

MIELE    No, no, per carità, è che è un nome che non avevo mai sentito… Comunque, quello che dici è…

OLINDO    … è la verità, la pura verità, è inutile illuderci… finiremo nel testamento di una puttana… Ma chissene importa… alla fin fine è pur sempre denaro guadagnato onestamente, è un lavoro pure quello, no?…

MIELE    Zia Magda una prostituta…? No, mi rifiuto di crederlo… e poi non si può giudicare una persona dai suoi mobili… sarà stata una donna mondana, ricca, avrà avuto il suo salotto, i suoi amanti, le sue amiche… ma non per questo…

OLINDO    Senti un po’… e tu signorino, come ti chiami che sul mio nome storci tanto la bocca?

MIELE    Io… mi chiamo Miele.

OLINDO    Miele, ma che razza di nome è?

MIELE    E’ un nome come un altro…

OLINDO    Sì, ma come può una madre chiamare il figlio Miele… Miele, Miele… tu sei dolce come il… miele!… Eh? come si fa?

MIELE    Non è stata mia madre a darmi questo nome…

OLINDO    E allora chi,  tua nonna?

MIELE    No, la levatrice! Mia madre è morta di parto… aveva la febbre, delirava, non riusciva più a tenere gli occhi aperti, ma continuava a ripetere, ‘datemi del miele, datemi del miele’ poi è morta… così, dovevano decidere il nome del bambino…

OLINDO    e t’hanno chiamato Miele?

MIELE    Sì!

Silenzio.

OLINDO    Ma quanto ci fa aspettare questa vecchiaccia?

MIELE    Perché parli così di una persona che non conosci?

OLINDO    Quante storie, ma da dove vieni? mi va di parlare così e basta!

MIELE    Non è bello! Tu non sai chi ci possiamo trovare di fronte, magari una tenera vecchiettina ricurva, col bastone, dolce dolce…

OLINDO    Sì, dolce come il miele! Una ex puttana, è una exputtana e basta!

Entra Magda, silenziosamente.

MAGDA    Chi sarebbe la ex puttana?

OLINDO    Zia Magda, siete proprio voi? Zia! (L’abbraccia e la solleva, festoso) Sapeste quant’e­ravamo ansiosi di riabbracciarvi, (L’abbraccia e la bacia) ci hanno molto parlato di voi! La zia Magda di qua, la zia Magda di là…

MAGDA    Ah, davvero!… mi fa molto piacere, spero bene…

OLINDO    Certo zia Magda, benissimo, una santa donna, dicevano, una santa donna…

MAGDA    (Si rivolge a Miele) … e tu nipote, non mi dici niente, non vieni ad abbracciare la zia che non vedi da tanto tempo? Su, vieni a darmi un ba­cetto (Allarga le braccia)… ma guarda come ti sei fatto bello!

MIELE    (Sbigottito) …certo zia… (L’abbraccia)

MAGDA    Ah, sapeste quanto tempo è che aspetto questo momento… riabbracciare i nipotini che ho visto nascere… come sta tuo padre, Olindo, era un così bel ragazzo, ai suoi tempi…

OLINDO    Be’, zia Magda, veramente, mio pa­dre è morto da dieci anni…

MAGDA    ah… ma davvero, mi dispiace tantis­simo… non sapevo… sai, è talmente tanto tempo che non ho contatti con la famiglia… eh sì, me ne sono andata che avevo ventun anni, volevo far l’at­trice…ero la pecora nera… e loro non m’hanno più voluta vedere… Solo tua madre Miele ha dimostra­to un po’ di simpatia nei miei confronti…

MIELE    Mia madre?

MAGDA    Sì, tua madre, ti pare strano? Lei non era mica una persona gretta…

MIELE    Lei… ha conosciuto mia madre?

MAGDA    Ma certo, perché…

OLINDO    Lui invece non l’ha mai conosciuta, è morta di parto…

MAGDA    L… lo so, che cosa terribile, ero lì quand’è morta, mi ricordo che le sue ultime parole furono proprio per il figlio, disse: ‘dolce… la vita deve essere dolce per te figliolo… dolce come il miele… voglio che il bambino si chiami Miele!’ E è spirata.

MIELE    E’ sicura Zia Magda! E’ proprio mia madre che ha deciso il mio nome?

MAGDA    Certo che sono sicura! ero lì che le te­nevo la mano, e questa cosa l’ho sentita solo io… poi l’ho riferito alla levatrice…

OLINDO    Vedi che fortuna conoscere la zia Madga, se non era per lei non avresti mai saputo la storia vera…

MIELE    Hai ragione è davvero una fortuna, ma mi dica qualcos’altro su mia madre…

MAGDA    …oh che sbadata, non vi ho ancora offerto niente da bere… e poi sarete stanchi per il viaggio… Vi prego sedetevi, vado di là a prendere tee e biscotti, torno subito, non vi muovete…

OLINDO    Ah grazie, io ho una fame che non ci vedo, grazie…

 

Esce frettolosamente. Miele è soprappensiero. Olindo gli dà una gomitata.

OLINDO    Ps! Eh, che fai dormi! E allora? Che te ne pare?

MIELE    Be’ se li porta bene i suoi sessantacinqu’anni, è una bella donna…

OLINDO    Vecchio marpione! Non ti provare a farle la corte per fregarmi l’eredità!

MIELE    Ma che dici!  Potrebbe quasi essere mia nonna…

OLINDO    Sì, mia nonna! Li conosco i tipi come te, fate tutti i santarellini e poi, al momento giusto…

MIELE   Ma che sciocchezze vai a pensare! Dico solo che è una donna affascinante, per la sua età… sembra una donna d’altri tempi… hai visto che splendido vestito… con lo spacco… avevo ragione io…

OLINDO    Avevi ragione tu? Be’, tu o ci fai o ci sei! Ma non hai sentito quello che ha detto?

MIELE    No, che cosa?

OLINDO    Sei proprio tarlato! Ha detto che lei è la pecora nera della famiglia, che se n’è andata a ventun’anni per fare l’attrice… ma sai che vuol dire, andarsene per fare l’attrice…

MIELE    No, non lo so…

OLINDO    Be’, sei proprio ottuso, stento a cre­dere che tu sia mio cugino…, vuol dire che è andata a fare la puttana, la p-u-t-t-a-n-a sennó come fa una donna di buona famiglia ad andarsene via da casa a ventun’anni senza sposarsi?

MIELE    Sciocchezze!

OLINDO    No, io non mi sbaglio faceva la put­tana…

Entra Magda con un vassoio in mano, te e pa­sticcini numerati, uno a testa. Olindo che s’a­spettava di fare una scorpacciata, storce la bocca sbigottito.

MAGDA    Chi faceva la puttana?

MIELE    Che meravigliose tazzine! E’ porcel­lana francese di Amboise?

MAGDA    Sì (sorpresa) come fai a saperlo? Non se ne trova più così…

MIELE    Lo so perché mi piace molto, adoro la porcellana, sono un collezionista…

OLINDO    Puà! Adoro la porcellana!

MAGDA    Ah, davvero!… Prendete nipotini (Li imbocca con un biscotto)… ma fatevi vedere meglio, come siete belli! Ma guarda che bei nipotini che ho! Date un altro bacio alla zia!… Su, non fate i timidi, datemi un altro bacetto… è così tanto tempo che non ci vediamo…

La baciano con molta formalità uno da una guancia e l’altro dall’altra.

MIELE    Non sei sposata zia, vero?

OLINDO    Miele!

MIELE    Che c’è, ho detto qualcosa di male?

MAGDA    Ma certo che no! No, non mi sono mai sposata… il matrimonio non mi si addice. Se me ne sono andata via di casa è proprio per questo… sì, m’avevano trovato un fidanzato ricco e volevano che lo sposassi.

MIELE    Ah! La solita storia…

MAGDA    Sì, a quel punto, non mi restavano che due possibilità: o rimanere e sottomettermi al volere paterno o andarmene via senza soldi alla ventura…

OLINDO    E voi che cosa avete scelto?

MAGDA    Be’, potete immaginare… non ho esi­tato un momento… ovviamente, ho preferito parti­re, vagabondare senza meta, andarmene in giro per l’Europa, col rischio di fare una brutta fine… certo… sempre meglio che restare chiusa in una stamberga con doppio giro di chiave e catenaccio, a far da serva a un uomo qualsiasi…

MIELE    E così volevano costringerla a sposar­si?

OLINDO    Ma come mai?

MAGDA    Come, come mai? Be’ ragazzi, lo sape­te, a quei tempi, una donna di buona famiglia, c’a­veva poca scelta: o convento o matrimonio… sì per­ché, di lavorare non se ne parlava. Se sapevano che non eri vedova e non c’avevi figli da mantenere, op­pure un marito povero a cui dare una mano, be’ il lavoro te lo potevi scordare.

MIELE    Perché una donna non poteva lavora­re?

MAGDA    No!  E’ l’uomo che deve mantenere la famiglia e i figli… Si può togliere il lavoro agli uo­mini, per accontentare quattro donne coi grilli per la testa? Con che coraggio, il lavoro non è mica un gioco! Sapete che cosa mi dicevano, quando mi of­frivo per lavorare… sapete?

MIELE    No, che cosa?

MAGDA    e poi io ero bravissima, scrivevo bene, sapevo fare una marea di cose… superavo tutti gli esami, ero sempre la prima, altro che uomini… e tutti mi facevano i complimenti… poi invece… quando mi presentavo per essere assunta mi guar­davano con certi occhi: ‘Ah signorina, e lei toglie­rebbe un tozzo di pane a un padre di famiglia con cinque figli a carico, lei che è tutta sola? ma che donna è? E ce n’è tanti d’uomini! Suvvia, se ne trovi uno che le va bene, ci sarà, no? vedrà che allora il lavoro a suo marito lo daremo’.

MIELE    Mio dio è terribile!

OLINDO    Be’, in un certo senso però, il di­scorso fila, perché una zitella… hm… una donna nubile, non deve mantenere i figli, mentre un uomo, prima o poi la mette su famiglia…

MIELE    E allora si doveva sposare o farsi mo­naca?

MAGDA    Esattamente

OLINDO    Sì, la monaca di Monza!

MAGDA    Be’ io già da allora ero atea come un riccio e poi le monache mi parevano tutte delle scri­teriate … perché, è sano di mente uno libero, che si va a rinchiudere dentro a un carcere? eh?… eh no, per entrare in convento bisogna essere proprio delle belle scimunite… Io di cervello ce ne avevo da ven­dere, altro che voti… ma, dall’altra parte, non m’andava certo di fare la serva ad un uomo… io… cucinare, lavare per terra, stirare le camice? Peggio ch’andar di notte!

MIELE    E allora?

MAGDA    E allora… ve l’ho detto, ho fatto i ba­gagli e una notte, senza dire niente a nessuno, mi sono fatta venire a prendere da un amico soldato con la camionetta dell’esercito, e ti saluto… non m’hanno più vista…

OLINDO    (Beffardo) E’ nell’esercito, zia Magda che avete iniziato la vostra carriera d’attrice?

MAGDA    Bravo! E perché quelli stavano al fronte e ogni tanto c’avevano bisogno di un po’ di svago… Sì perché poi io sapevo cantare benissimo, c’avevo una voce da usignolo, e ce l’ho ancora eh… dopo vi faccio sentire qualcosa… e sapeste come ballavo… leggera leggera, ero proprio una farfallet­ta… (si tira su un lembo del vestito e mostra le gambe) Perché che v’hanno fatto queste… eh? che ve ne pare? Mi dicevano che ce l’avevo più belle di Marlene Dietrich, eh? guardate qua, scommetto che in vita vostra gambe così non l’avete mai viste… eh? dite la verità… venite qua, forza, toccate (prende loro le mani)… ancora la stessa pelle di al­lora… tiè… niente… manco un filo di cellulite… eh toccate, su… non abbiate paura, mica scottano… e che uomini siete! (Toccano, timidamente Miele, sprezzantemente Olindo)

OLINDO    Ci credo che avete fatto strada zietta! Con queste gambe ai vostri tempi dovete aver fatto una vera e propria fortuna.

MAGDA    No, ma guardate che cantavo pure bene, lì veramente, altro che Marlene Dietrich…

OLINDO    Eh allora fateci sentire qualcosa, no?

MIELE    Sì, ci terremmo veramente!

MAGDA    Va bene, ma poi però parliamo d’af­fari, che è tardi… Che cosa volete che vi canti?

MIELE    Sa cantare in tedesco?

OLINDO    In francese?

MAGDA    Decidetevi, in tedesco o in francese?

MIELE    Lo conosce l’Angelo azzurro?

OLINDO    E che roba è?

MAGDA    (Canta una strofa di Ich bin von Kopf bis Fuss) Dicevi questo ragazzo? Eh, che ve ne pare della vostra zietta?

MIELE    Fantastica! E’ vero canta meglio di Marlene!

OLINDO    Devo ammettere… sì… avete una bella voce!

MAGDA    Grazie, grazie, troppo gentili. Va bene… adesso però, venite a mettervi seduti… che dobbiamo a discutere di cose serie, guardate che ora s’è fatta… sì… dopo avremo tutto il tempo per fare baldoria se ci va…

MIELE    A sapesse! … noi, dopo aver letto la lettera (tira fuori la lettera) ci aspettavamo una zia… non dico morente, ma, senonaltro vecchia de­crepita, senza denti…

MAGDA    e invece?

MIELE    Invece cosa?

OLINDO    … (tira fuori la lettera) e invece ab­biamo trovato una donna giovane e bella, una ra­gazzina… che avete a che fare voi coi testamenti e le eredità…?

MAGDA    Grazie, grazie, sei molto caro… (Prende le lettere e le brucia con noncuranza conti­nuando a parlare) credi davvero che io sia ancora giovane?… Non ti sembra che abbia delle rughe sul viso, eh? Qui, agli angoletti, sì, qui, vicino alla bocca… vedi, queste sono le peggiori… eh?

MIELE    Ma un volto segnato dal tempo è bello… espressivo…

Olindo dà una gomitata a Miele.

OLINDO    Ma quali rughe zietta! Voi avete una pelle liscia che pare un foglio di pergamena (le tocca il viso)

MAGDA    Non li vedete i solchi intorno agli oc­chi? eh? le occhiaie? questi cerchi violacei! non ve­dete le guance cadenti e le labbra scolorite dal tempo…

MIELE    …zia, è per questo che lei è così affa­scinante…

OLINDO    Ma che dite zia, il vostro viso è per­fetto… fresco come una rosa appena colta!

MAGDA    Non vi sembra che il mio sguardo sia spento? Eh? riuscite ancora a scorgere il colore tur­chino degli occhi tra le palpebre socchiuse dal tempo?

MIELE    Zia Magda, in tutta la mia vita, non ho mai visto occhi più belli!

OLINDO    Ha ragione zia, i vostri occhi non sono da meno delle vostre gambe…

MAGDA    Hh! Grazie, siete troppo buoni…?

MIELE    Ma no, non deve ringraziarci, per aver detto la verità…

OLINDO    E chi se lo sarebbe mai aspettato di trovare una zia così bella, giovane e… per giunta anche ricca… E’ stata proprio una bella sorpresa…

MAGDA    Ecco, è di questo che volevo par­larvi…

MIELE    Di che cosa?

OLINDO    Di che,?

MAGDA    Dei miei soldi!

MIELE    Ma no…

OLINDO    Suvvia, siete così giovane, è ridicolo che vi mettiate a… Che ci volevate dire…?

MAGDA    Lasciate che vi chiarisca la mia situ­azione…

OLINDO    Vi ascoltiamo, zia, siamo tutt’orec­chi!

MAGDA    Prima date un bacio alla zia, per con­fortarla, perché devo parlarvi di un argomento tri­ste, su, su… (Attrae a sé Miele e lo avvinghia) anche tu Olindo… ho bisogno di tutto il vostro affetto… filiale (lo bacia con impeto, due o tre volte)

MIELE    Parli zia, noi la conforteremo…

OLINDO    Eccome!

MAGDA    Be’, come vi ho scritto nella lettera, io sono una donna molto ricca… sì, dispongo di molti liquidi, pensate che…hm…

OLINDO    Che c’è?

MAGDA    Be’… non so se… E’ sicuro che posso fidarmi di voi?…

MIELE    Certamente?

OLINDO    Come, non vi volete fidare dei vostri nipoti? sangue del vostro sangue? E allora di chi vi volete fidare?

MAGDA    Ma si, sono una sciocca, a voi lo posso dire… eh sì, così vi fate pure un’idea della roba che ho e che un giorno erediterete…

OLINDO    Tra cent’anni zia… tra cent’anni…

MAGDA    … be’, dentro il materasso dove dormo, arrotolati ben benino, tengo dieci milioni tondi tondi…

MIELE    Zia, ma è un capitale!

OLINDO    Dieci milioni! Mi basterebbe un mi­lione a me! allora si che metterei su famiglia, mi comprerei un’azienda, un casa, una macchina…

MAGDA    Ma questo è niente. Ho questa casa, una villa a Capo di Monte, con quattrocento ettari di terreno, e un appartamento in montagna, per non parlare delle azioni,  delle quote finanziarie, delle rendite… Insomma, non mi manca di che vivere…

OLINDO    Lo credo bene zia, Rockfeller in con­fronto a voi è una nullità… Ma che ci fate di tutta questa roba senza un famiglia?

MAGDA    Se avessi la famiglia, non avrei la roba…

MIELE    E avete guadagnato tutto questo fa­cendo l’attrice?

OLINDO    Eh, mo’ facendo l’attrice?

MAGDA    Proprio così! Sono stata pure a Hol­lywood…

MIELE    E’ stata in America, zia? Io ho una so­rellastra in America, si chiama Melinda Landi.

MAGDA    a, dolce! L’America è enorme! Non la conosco tua sorella, no… e poi io ci sono stata tanto tempo fa… mi dispiace

OLINDO    E’ a Hollywood zia che avete accu­mulato la vostra fortuna?

MAGDA    Be’, non proprio, lì ho cominciato, ma poi il più l’ho fatto qui in Italia,… sì grazie agli in­vestimenti in borsa… avevo un agente fantastico… e poi… be’ la maggior parte delle proprietà… be’… me le ha lasciate un ammiratore…

OLINDO    Ah, ma è fantastico! credete che quando sarò un attore vero avrò anch’io ammiratori così?

MAGDA    Ah, senz’altro, con quel faccino! E da’ un bacio alla zia! (Lo bacia)

MIELE    Ma questo ammiratore doveva volerle un gran bene per lasciarle tutte quelle proprietà…

OLINDO    Non essere indiscreto, non sono af­fari nostri…

MAGDA    Sì, mi voleva un bene immenso il mio giapponesino, Yoshimi, si chiamava Yoshimi e aveva tanti di quei soldi… Quand’ancora ero un’attricetta da strapazzo e dovevo vendere sigari agli spettatori durante gli spettacoli… per arroton­dare…

MIELE    Vendere sigari?

MAGDA    Sì, vendere sigari, non lo sapete?…

OLINDO    No zia…

MAGDA    Niente, tu fai il tuo spettacolo, poi quando ti battono le mani e si riapre il sipario, te ne esci con la cassetta dei sigari appesa al collo: ‘Un sigaro, prenda un sigaro, offra un sigaro alla sua signora’ fai vedere le gambe, aumenti la scollatura, ammicchi un po’ con aria complice e quelli ti offrono i bigliettoni… Sono sigari da due soldi, vecchi, puz­zolenti, ma la gente è ancora ammaliata dallo spettacolo, non ragiona con lucidità e allora ecco che in petto ti ci mettono cifre enormi, dieci volte il biglietto e anche più…

OLINDO    Zietta siete un portento…

MIELE    E il suo Yoshimi?

MAGDA    Vi dicevo, quando l’ho conosciuto, an­cora vendevo sigari dopo gli spettacoli… Be’ lui in seno mica mi ci ha infilato una banconota, no… mi ci ha infilato un assegno… mai visti tanti soldi in tutta la vita… e poi, come se non bastasse, in came­rino… uno stanzino pieno di scope… be’ in cameri­no ho trovato un enorme cesto di rose rosse… sa­ranno state almeno duecento, ma belle… non di quelle spampanate…

MIELE    E dopo avrà senz’altro preteso qual­cosa in cambio da lei!

OLINDO    Be’ la carità cristiana va bene, ma…

MAGDA    No, non ha preteso proprio un bel niente… ma, sapete, era un così bel ragazzo, uno splendore… e allora io… e allora…

MIELE    Allora cosa zia?

OLINDO    E allora per gratitudine la zietta gli ha offerto il dono della sua verginità!

MAGDA    Bravo! Proprio così!

MIELE    Ma, poi avete avuto una relazione?

MAGDA    Sì, è durato poco, ma è stato bellis­simo, sembravamo fatti l’una per l’altro… eravamo tutti e due così belli… anche se lui era morbosa­mente geloso e io non l’amavo granché… purtroppo però è durato poco…

MIELE    E perché è durato poco?

MAGDA    Be’… poi… Yoshimi… mi ha lascia­ta…

OLINDO    Ma va’! Che mascalzone!

MAGDA    No, non in quel senso, voglio dire… è… è morto…

MIELE    O mio dio, e com’è successo?

MAGDA    eh… be’… s’è suicidato…

MIELE    O santo cielo, perché mai, se era così felice?

MAGDA    Non era felice, lui voleva a tutti costi un figlio dalla donna che amava…

OLINDO    E che problema c’era?

MAGDA    C’era il problema che io non posso avere figli…

MIELE    Ah!

OLINDO    E’ terribile!

MAGDA    No, per me non era affatto terribile, perché io oltre a non potere, non ho mai voluto avere figli… un regalo del cielo…

MIELE    Ah certo, altrimenti invece di scappare a ventun anni ti saresti sposata…

MAGDA    Comunque ora grazie a quella fuga sono piena di soldi… d-i-e-c-i m-i-l-i-o-n-i sotto al letto, dieci! Capite?

OLINDO    …dieci milioni nel materasso, villa in campagna, terreno… e questo per voi, cara zia, è un argomento triste? E’ musica per le mie orec­chie…

MAGDA    Ma il risvolto triste non ve l’ho ancora raccontato…

MIELE    Eh, è inevitabile, c’è sempre il rovescio della medaglia… agli uomini non è concesso essere troppo fortunati, la pianta troppo alta…

OLINDO    Ma che ci può essere di triste per una che c’ha tre case e un terreno, co’ d-i-e-c-i mi­lioni sotto al letto? S’è suicidato? e va bene, pace al­l’anima sua…

MAGDA    Ma no, non è questo. Che si sia suici­dato è affar suo… certo, m’è dispiaciuto, ma sapete come si dice… chi muore giace e chi vive si dà pace… La questione è un’altra… Dovete sapere che Yoshimi, il mio benefattore, prima di morire ha preparato con il notaio un documento in cui, sì,  mi nominava unica erede universale dei suoi beni, ma…

OLINDO E MIELE    Ma?

OLINDO    Eh sì, c’è sempre una clausola gua­stafeste nei testamenti, per complicare  la vita degli eredi… prima di morire diventano sadici…

MAGDA    Proprio così. Sì nel testamento c’è scritto che io eredito tutti i beni di Yoshimi, soldi terre, azioni, proprietà, ma ad una condizione, e cioè che entro un certo tempo, che scade dopodo­mani, devo aver trovato un discendente maschio, figlio naturale, adottato, legittimo… che in futuro mantenga unita la proprietà… in caso contrario… be’ ve lo lascio immaginare…

MIELE    E’ per questo che lei ha pensato a noi?

MAGDA    Certo preferisco che sia un parente a ereditare i miei soldi, no…?

OLINDO    Ma noi siamo due, e a voi ne serve uno solo…

MAGDA    Lo so. devo scegliere uno di voi due…

MIELE    Ma con quale criterio sceglierà?

OLINDO    Sceglierete il più bello? In quel caso…

MAGDA    Ma no, sarebbe una scelta impossibile! Siete bellissimi tutt’e due… tu con quel visino da femminuccia e tu con i tuoi tratti virili, e quella bella barba color pece… Date un bacio alla zia! (Li attrae a sé, sul petto) No, non potrei mai scegliere in base alla bellezza… Siete voi che dovete convincermi… sì, dovete usare tutte le vostre arti… dove­te riuscire a sedurmi con il vostro… hm, suonano!

Suona alla porta. La zia va a rispondere. Miele e Olindo si guardano un po’ in cagnesco. Dopo pochi secondi torna la zia.

Scusate ragazzi non avreste qualche spicciolo da anticiparmi, c’è qui il fattorino che deve riscuotere alcuni conti e io non voglio farlo aspettare troppo…

 OLINDO    Dieci mila bastano?

MAGDA    Oh, no, molto di più… ma non vi preoccupate, domani ve li restituisco…

MIELE    Ecco zia prendi (le porge un rotolo di banconote che estrae dal calzino) questo è tutto quello che ho…

OLINDO    Ma i dieci mi…

MAGDA    sssss!

OLINDO    Tenete… ma, mi raccomando, questi sono i risparmi di dieci anni (li dà alla zia, scettico)

MAGDA    E’ proprio tutto quello che avete?

OLINDO E MIELE    Tutto, fino all’ultimo centesimo.

MAGDA    Va bene, dovrà accontentarsi per ora…

La zia conta i soldi leggermente schifata, come a dire, che miseria, poi torna alla porta e li conse­gna a qualcuno. Nel frattempo Olindo e Miele si guardano sempre più storto.

 MAGDA    Ah che noia questi creditori …(Tira fuori una sigaretta, con bocchino lungo, fruga nel comodino, poi sta immobile)

MIELE    (resta imbambolato)

OLINDO    Ecco qua zia! (Le accende la siga­retta)

MAGDA    (Tira con non chalance, senza ringra­ziare, volgendo il viso, silenzio) Andiamo ragazzi… non state lì impalati… su… parlatemi di voi… di­temi chi siete… fatevi conoscere… fatevi apprezza­re… (Si siede sollevando un lembo del vestito in maniera provocante)

OLINDO    Eccolo! Olindo Becchi, sono nato a Bitonto e faccio… farò l’attore, per il momento sono iscritto all’agenzia… be’, finora ho fatto di tutto per mantenermi e per pagarmi i corsi…sì, il garzone di un fornaio, l’aiutante di un fruttivendolo, il came­riere, l’accompagnatore turistico…

MAGDA    E la famiglia non ti dà una mano?

OLINDO    Ve l’ho detto zia, io non ho più nes­suno, l’unico parente ancora in vita è un vecchio di novantaquattro anni che non ti sa neanche dire come si chiama. A me non m’ha aiutato nessuno, ho sempre tirato avanti da solo, io non devo ringra­ziare nessun benefattore, sono un uomo che s’è fatto da solo, e se un giorno avrò successo dovrò ringraziare soltanto me stesso, mica come quel si­gnorino lì…

MIELE    Perché credi che a me mi abbia aiutato qualcuno? Non è così! Tu zia lo sai… mia madre è morta di parto, mio padre non l’ho mai conosciuto… Ho vissuto per un po’ con i miei vecchi nonni… erano persone rigidissime, due soldati di ferro… mai che mi facessero una carezza o mi dicessero una parola gentile, no, duri come l’acciaio, mi trat­tavano come un cadetto… poi, sono morti che ero ancora un ragazzino… non avevo niente, neppure una casa in cui dormire, era tutto ipotecato…

OLINDO    Sì e finora sei campato di spirito, (con disprezzo) Miele!

MIELE    …sì, di spirito, di spirito santo… ero abbandonato a me stesso… così, in poco tempo sono diventato un piccolo teppista. Andavo in giro per la città col mio zainetto in spalla e rubavo da man­giare al mercato, come uno zingarello… ero velocis­simo, un fulmine, in tutto, m’avranno preso si e no un paio di volte. Poi quand’ero stanco, che di corre­re non ne potevo proprio più, mi fermavo davanti alla chiesa… da bambino ero così bello, parevo un cherubino… allora, tiravo fuori un cappellaccio pieno di buchi e un bastone - l’unica cosa che avevo ereditato da mio nonno - e iniziavo la commedia (distende le braccia, si irrigidisce, procede a tentoni) ‘fate l’elemosina, fate la carità, non ho di che man­giare, aiutate un povero cieco’ Sì, fingevo di essere cieco, come se la mia situazione non fosse già abba­stanza tragica! La cecità è la cosa più redditizia perché la gente si immedesima… sì le altre meno­mazioni sono troppo teatrali, rumorose, repellenti, la cecità è discreta, invisibile, ti tocca nel profon­do… Con quel mestiere ci sarei diventato ricco… ma ad un certo punto m’hanno scoperto e ho dovuto smettere… Poi il prete della chiesa dove dormivo la notte, m’ha preso a ben volere… eh, sì perché gli piacevo a quello lì… M’ha fatto entrare in semina­rio e lì mi hanno ripulito fuori e dentro…

MAGDA    Ma tu non sei un prete?

MIELE    No, sono scappato un anno prima di finire gli studi… In un ristorante, dove lavoravo come cameriere, ho conosciuto un regista che m’ha fatto fare la comparsa a Cinecittà… poi ho lavorato come parrucchiere negli studios e ora anch’io sono iscritto all’agenzia e aspetto…

MAGDA    Che storia commovente… è incredi­bile, una persona così fine ed educata, e tu, fino a qualche anno fa, non eri altro che un teppistello…?

OLINDO    Bella roba, la persona ideale a cui affidare un capitale!

MAGDA    Ma nessuno di voi è fidanzato… vuole sposarsi… avere dei figli… metter su casa…

OLINDO    Io sono fidanzato… sì, da quando ho quattordici anni… sono un uomo, io… e certo che vogliamo sposarci…se solo avessi qualche soldo… quelle centomila lire che le ho dato erano tutti i miei risparmi… di figli poi non se ne parla, prima devo essere sistemato ben benino, poi, chissà maga­ri…

MAGDA    E come si chiama la tua fidanzata?

OLINDO    Maria, si chiama Maria, bel nome no? Fa la commessa in un negozio di vestiti…

MAGDA    E la tua Maria ha gambe belle come queste? (Scopre di nuovo le gambe) Eh? è bella come la tua zietta? Ha i capelli rossi come me? eh?

OLINDO    No, no, per carità, è una contadinot­ta, cicciottella, coi rossi sulle guance… ma dalla sua c’ha che è così giovane… e poi è tanto, tanto buona,… un pezzo di pane, la mia Maria…

MIELE    Io invece non ho nessuna fidanzata. Qualche anno fa ho avuto una relazione con una donna sposata…

OLINDO    Ma che personcina a modo, vedete zietta… a volte le apparenze ingannano…

MAGDA    Ma su, Olindo, non sia così severo, è normale… può capitare a tutti di innamorarsi di una donna sposata…

MIELE    Ma per carità, io…? io non sapevo niente… è lei che mi ha ingannato… sembrava una ragazza così a modo… mi creda zia…

MAGDA    Mai fidarsi delle verginelle pudiche, sono la razza peggiore, ne combinano più quelle con la loro sottana che Garibaldi con la sua bandiera…

MIELE    …e un giorno mi sono trovato di fronte un uomo grande e grosso, che avrà avuto? cinquan­tacinque, sessant’anni… m’ha puntato una pistola alla gola e m’ha detto di non farmi più vedere… guai se mi trovava ancora a ronzare intorno a sua moglie… Lì per lì, mi sono sentito raggelare il san­gue nelle vene, credevo di morire… poi ho fatto un bel respiro… be’ non mi sono neanche guardato in­dietro, ho raccattato i miei quattro stracci e sono corso via come un fulmine… via… sparito…

OLINDO    Ci vuole poco a spaventarti… un uomo che deve amministrare un capitale, non fugge davanti al primo ostacolo…

MAGDA    Be’, oddio, Olindo, una pistola punta­ta alla gola non è il primo ostacolo,  quello… può essere anche l’ultimo…

MIELE    Esattamente zia. E poi io detesto la violenza… da allora mi sono guardato da tutte le donne, belle, brutte che siano… e ho paura a guar­darle pure in fotografia…

OLINDO    Bene! Bravo! Che bel soggetto, fossi pure dell’altra sponda, non mi meraviglierei…

MAGDA    Olindo non essere così cattivo con tuo cugino e tu Miele, vieni qui, dammi un bacio (Lo bacia e lo tiene abbracciato) povero cocco, che brutta esperienza… ma della zia non hai paura vero, eh?

MIELE    No, di lei no zia, lei è… sì lei è diver­sa… Ah zia, avessi una madre come lei…

MAGDA    (Si ritrae inorridita) Ah sì… che dice­vamo…? be’ io già un’ideuccia comincio a farmela, ho quasi deciso…

OLINDO    (Ridacchia)  Spero bene!

MAGDA    Ah, volevo dirvi, adesso mangiamo qualcosa, poi voi due vi sistemate in questa stanza per la notte… vi va bene o preferite trovarvi un al­bergo…? ma voi siete giovani, v’adattate, no? Stare­te d’incanto qui…

MIELE    Va benissimo zia!

OLINDO    Anche perché non abbiamo una lira, tutti i nostri soldi li abbiamo dati a te… te lo ri­cordi, vero?

MAGDA    Ah, per quello non vi preoccupate, domani mattina, con calma regoleremo tutti i conti… non dimenticate che io ho il rotolo, nel ma­terasso… dieci milioni… dieci milioni…

MIELE    Non si preoccupi zia, staremo benis­simo qui stanotte…

MAGDA    Io dormirò nella stanza accanto (indica una porta), se avete bisogno di qualcosa…

OLINDO    Grazie zietta, staremo benissimo, ora l’unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno è qualcosa da mettere sotto i denti…

MAGDA    Ah sì, vi chiedo scusa, sono vera­mente mortificata, ma dovrete accontentarvi di un piccolo spuntino… purtroppo proprio oggi la cuoca s’è presa un giorno libero… io ho provato a convin­cerla, le ho detto che avevo ospiti, ma sapete… la servitù… gente inaffidabile…

MIELE    Non fa niente zia, un bel piatto di pa­sta asciutta andrà benissimo…

OLINDO    Sì con un bel sughetto…

MAGDA    Scusatemi, sono veramente imperdo­nabile, mi dispiace, ma la pastasciutta è finita, la cuoca se ne è andata senza neppure fare la spesa… tutto quello che posso offrirvi è giusto un po’ di pane e formaggio…

MIELE    Io adoro il formaggio…

OLINDO    (Ironico)Io invece, vado pazzo per il pane secco…

MAGDA    Da bere, dell’acqua fresca del rubi…

OLINDO    Ah no, non si preoccupi da bere ce l’ho io… (Estrae un bel fiasco impagliato di vino rosso dalla valigia)

MAGDA    Allora non ci resta che apparecchiare la tavola… Andiamo venite con me in cucina… da quella parte…

Escono Miele e Olindo.

 …fff! anche questa è fatta!

 Esce Magda. Rientrano tutti e tre con le stoviglie e il cibo. Si siedono stanchi sulle se