LA PACE NEL MONDO

 

“Me ne frego” sussurrò con voce pacata una donna di circa trent’anni durante una conferenza sulla pace nel mondo. Senza volere le quattro o cinque persone che le sedevano intorno, voltarono impercettibilmente il viso verso di lei. Si chiedevano perché avesse pronunciato quelle parole senza senso. Aspettavano che aggiungesse qualcos’altro. Ma la bocca della donna pareva non volersi aprire più se non ad un sorriso sornione, quasi beffardo, che lasciava appena intravedere il bianco dei denti. Trascorsero secondi, minuti: la curiosità aumentava. Lei era irremovibile. Non fosse per le occhiate di complicità che s’erano scambiate in un primo momento, quelle persone avrebbero creduto d’essersi ingannate e di aver soltanto immaginato tutta la scena. Del resto sembrava impossibile che le parole della loro vicina si riferissero al tema generale della conferenza. Me ne frego della pace nel mondo, è un’espressione che, sulla bocca di un uomo, magari, sebbene con qualche difficoltà, si sarebbe potuti arrivare a conce­pire, ma che fosse una donna a pronunciarla…

Il tempo passava e chi l’aveva sentita sussurrare quel “me ne frego”, calmo, rilassato, indifferente come una affermazione senza importanza, non riusciva più a concentrarsi sulla conferenza. Ora, quei cinque interlo­cutori involontari, non pensavano ad altro che a completare la frase intol­lerabilmente lasciata in sospeso da un’estranea scortese. Forti del loro buon senso, si sforzavano di trovare a tutti i costi le parole mancanti. Ma il discorso sul quale s’era abbattuta la terribile condanna d’indifferenza non lasciava appigli plausibili: l’oratore non aveva detto nulla di cui fosse oggettivamente possibile “fregarsene”. Nel gruppetto iniziò a serpeggiare un forte sentimento di avversione: se avessero potuto, avrebbero afferrato quella giovane donna, l’avrebbero costretta in qualche modo a spiegarsi, l’avrebbero minacciata… Ma non si poteva.

La conferenza ebbe termine e le cinque persone, accomunate dalla sin­golare esperienza, finirono per disperdersi tra la folla, pur senza perdere d’occhio la donna sospetta fintanto che riuscirono a seguirla con lo sguar­do. Nessuno dei cinque, nel raccontare agli amici come si era svolta la con­ferenza, mancò di fare almeno un accenno alla propria vicina e inventaro­no sul suo conto le storie più curiose: tre di loro dissero che era pazza, uno raccontò che si trattava di una terrorista, mancina, e si dichiarò pronto a giurare d’aver notato un vistoso rigonfiamento sotto il suo braccio destro, un’altra disse che quella donna doveva essere innamorata…

Silvia Wagner ©

 

 

 

Silvia Wagner©